THE WEDDING di Beth Fantaskey – Capitolo 17°

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THE WEDDING

di Beth Fantaskey

traduzione di Sara Reggiani

 

 

CAPITOLO 17

«Sei bellissima» disse papà con gli occhi lucidi, mentre entrava nella stanza. Poi sorrise ed esclamò: «Siete entrambe bellissime!».
Notò la mia fasciatura e la benda che stringevo in pugno e un’ombra gli attraversò il volto. Essendo stato per molto tempo in Romania insieme alla mamma per studiare i vampiri, conosceva già il loro rituale matrimoniale e molto probabilmente sapeva benissimo in cosa consistesse. Ma ebbi la netta sensazione che, sebbene fosse stato sempre una persona dalla mentalità aperta, non gli piacesse l’idea che sua figlia avesse dovuto procurarsi delle ferite. Nonostante ciò non disse una parola.
Proprio come la mamma, anche lui mi stava lasciando andare.
«Anche lei non è niente male, signor Packwood» ribatté Mindy.
Mi presi un istante per studiarlo da capo a piedi, poi sollevai lo sguardo incapace di trattenermi dall’esclamare in tono di sorpresa: «Papà?».
Immaginavo che si sarebbe vestito bene per la cerimonia, ma lo smoking che indossava sembrava uscito dall’armadio di Lucius. La giacca cadeva benissimo sulle spalle e i pantaloni terminavano alla giusta altezza su un paio di scarpe scintillanti. Inoltre indossava il papillon in maniera impeccabile, come se qualcuno gliel’avesse sistemato con una livella. In poche parole, anche mio padre aveva un aspetto regale.
«Si sposa mia figlia» mi ricordò papà, interpretando la mia espressione. «Lo smoking è d’obbligo!» Poi mi sorrise aggiungendo: «Anche se, lo confesso, a commissionare questo vestito per me è stato Lucius, che a quanto pare non è solito affittare vestiti».
Scoppiai a ridere mentre papà faceva il verso a Lucius: «Comprendo la tua predilezione per il riciclaggio, Ned, ma a tutto c’è un limite. E questo è il mio matrimonio!»
«Sembra proprio Lukey» esclamò Mindy, divertita.
Fece sorridere anche me. In effetti, sembravano proprio parole sue…

Poi papà mi porse il braccio dicendo: «Sei pronta? Gli invitati e soprattutto lo sposo stanno aspettando la loro principessa!». Ma il tono scherzoso con cui accompagnò quel gesto e quelle parole, non poté esimerci dal diventare di colpo seri. Il sorriso scomparve.
Mindy avvertì il cambiamento e in silenzio si portò dietro di me, mentre prendevo a braccetto papà. Attesi che sollevasse la coda del mio abito.
Era il momento…
«Papà» mormorai mentre ci dirigevamo verso la porta fianco a fianco. «Tu conosci la strada? Questo castello è un labirinto!» Non volevo che mi svelasse il segreto che Lucius aveva custodito fino a quel momento, non dopo tutta quella paziente attesa. Avevo solo paura che ci perdessimo.
«Lucius ha pensato anche a questo» disse papà con una strana luce negli occhi.
Poi aprì la porta e potei finalmente vedere ciò che avevo solo intravisto, quando mio padre era entrato frettolosamente nella stanza, forse proprio per non permettermi di vedere ciò che mi aspettava nel corridoio.
«Oddio, è bellissimo» esclamai, quasi senza fiato, fermandomi sulla soglia.
O forse fu Mindy a farlo. O entrambe.
Il corridoio era illuminato per tutta la sua lunghezza da centinaia di candeline votive sistemate in piccoli portacandele di cristallo. Erano stati disposti a una distanza di pochi centimetri l’uno dall’altro, essendo l’unica fonte d’illuminazione di un corridoio altrimenti immerso nell’oscurità. Un sentiero di luce, ecco cosa sembrava. Era stato un pensiero gentile da parte di Lucius…
Come sempre mi accadeva poco prima di vederlo, avevo lo stomaco sottosopra e, nonostante fossi in preda al panico per via della cerimonia imminente, strinsi il braccio di papà per esortarlo a procedere, così iniziammo a percorrere quel corridoio che si dipanava, contorto e ingarbugliato, nel cuore del castello. Camminammo a lungo, o almeno così mi sembrò, in silenzio, attraversando luoghi del castello che, per quanto mi sforzassi, non ricordavo di avere mai visto. Forse Lucius me li aveva mostrati e non me li ricordavo più. Tutto aveva un’aria così diversa quella notte. C’era un’atmosfera magica, strana, quasi sacra.
Il mio cuore, che aveva rallentato il suo battito da quando ero diventata un vampiro a tutti gli effetti, sobbalzava a ogni passo. Allo stesso tempo, però, una sensazione di tranquillità iniziava a insinuarmisi dentro.
In fondo a quel corridoio avrei trovato Lucius ad attendermi…
Il momento che stavamo aspettando – quello che avrebbe dato senso alla nostra esistenza – era arrivato…
Di colpo il corridoio curvò in maniera così brusca da indurci a pensare che ci saremmo ritrovati davanti un muro, un vicolo cieco, ma quando girammo l’angolo, un soffio d’aria calda mi sfiorò il viso. Respirai a pieni polmoni il profumo di fiori che trasportava con sé. Vidi che la fila di candele terminava a pochi metri da noi, all’altezza di un passaggio ad arco che sembrava scavato nella pietra. Guardai papà con la coda dell’occhio e mi accorsi che stava sorridendo, come se sapesse che avrei apprezzato ciò che stavo per vedere, e pochi istanti dopo, nonostante fossi indecisa se volere o no che l’attesa finisse, tanto era bella quella sensazione, giungemmo al termine del nostro cammino e Mindy posò a terra la coda del mio abito. Mentre passavamo sotto l’arco, mi portai una mano al petto, dimenticandomi che rischiavo di macchiarlo di sangue, e sussurrai piano: «Oh, Lucius!».


Pdf Capitolo: The Wedding – Capitolo 17


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CAPITOLO 16

Avvicinai la lama al polso, ma mi fermai. Procurarmi una ferita sarebbe stato doloroso e, se avessi tagliato troppo in profondità, avrei potuto sanguinare eccessivamente. La gente si suicidava tagliandosi le vene del polso… Sapevo che non sarei morta quella notte – non era possibile distruggere un vampiro in quel modo – ma le mani mi tremavano lo stesso, mentre piazzavo la lama nel punto in cui una sottile vena blu sfiorava la superficie della mia pelle. Una cosa era Lucius che in un momento di passione mi mordeva, e un’altra era starsene seduta da sola, come un chirurgo inesperto, a raccogliere il proprio sangue… in un calice che mi sembrava diventare sempre più grande…
Dietro di me, Mindy si spostava nervosamente da un piede all’altro facendo frusciare il suo abitino nero, così capii che dovevo sbrigarmi. Si stava facendo tardi e non volevo fare attendere gli invitati, tantomeno Lucius.
Lucius…
Ovunque fosse, probabilmente nei più segreti recessi della tenuta dei Vladescu, Lucius stava celebrando lo stesso rito. Ma una cosa era certa, la sua mano non tremava. Me lo immaginavo mentre sollevava il coltello con fare disinvolto e la lama entrava in contatto con la sua pelle, tracciando una linea quasi invisibile sul suo braccio. Una linea che nell’arco di pochi secondi sarebbe diventata color cremisi all’affiorare del sangue in superficie. Dopo di che Lucius avrebbe messo il polso sopra il calice…
Con mano più ferma, provai a premere con maggior forza il coltello sul polso e sussultai quando la lama, affilata come quella di un bisturi, tagliò. Premetti ancora un po’, concentrata sulla mia sottile vena blu e udii Mindy trattenere il fiato quando il sangue scuro e denso di colpo iniziò a sgorgare fuori dal taglio, tingendomi il polso di rosso.
All’inizio quel piccolo taglio non mi faceva male, ma dopo poco iniziò a pizzicare finché il fastidio aumentò e dovetti sforzarmi di ignorare quel dolore acuto e pulsante.
Fallo per Lucius… Il peggio è passato…
Preparandomi a sentire altro dolore, spinsi giù la lama di qualche millimetro ancora, poi con movimento rapido e attento girai il braccio con la ferita rivolta verso il basso, e le gocce di sangue, che ora uscivano copiose, iniziarono a cadere a ritmo regolare nel calice. Ero certa che Mindy fosse terrorizzata, e anche un po’ disgustata, da ciò che stavo facendo. Al suo posto, non avendo mai assaggiato e condiviso con altri il sapore del sangue, avrei reagito allo stesso modo. Ma qualcosa in me era cambiato e, nonostante il dolore, non riuscivo a pensare ad altro che alla bellezza del colore di quel liquido. A quanto desideravo condividere la mia vera essenza con Lucius, quella notte, come tante altre in futuro…
«Jess…» La voce di Mindy interruppe il flusso dei miei pensieri e sollevai lo sguardo. Vidi allora che si era avvicinata e che stava osservando con aria preoccupata il mio braccio. «Credo che così possa bastare» disse. «Ora fermati…»
«Sì» le dissi, notando che nel calice si era raccolto sangue a sufficienza. «Basta così». A quel punto adagiai il braccio sul vassoio, con la ferita rivolta all’insù, e con l’altra mano presi la tazzina con le erbe – salice e zenzero – che avrebbero dovuto rallentare il processo di coagulazione del sangue. Le versai nel calice e poi allungai una mano per prendere le bende.
«Vieni qui» disse Mindy e, con mia grande sorpresa, mi afferrò prontamente il braccio sanguinante e prese una delle bende. «Lascia che ti aiuti, così non rischi di sporcarti l’abito».
«Ok» dissi lasciandole premere il pezzo di stoffa sulla mia ferita.
Dopo circa un minuto, quando il sangue smise di tingere la benda, Mindy ne sollevò con attenzione un lembo e diede un’occhiata.
«Credo si sia fermato» disse guardandomi negli occhi. «Ma lascio lo stesso la benda, per non rischiare di riaprire accidentalmente la ferita, ok?»
Annuii. «Grazie». Non che quella fosse la risposta giusta alla sua domanda, ma volevo che sapesse che apprezzavo molto la calma e la fermezza con cui stava affrontando una situazione che non rientrava esattamente nei compiti di una damigella d’onore. Le ero grata anche per come mi guardava, perché quello sguardo mi diceva che non le suscitavo repulsione.
La guardavo e lei mi fasciava il polso con lo stesso amore con cui mi acconciava i capelli. Fu così che capii di aver fatto la scelta giusta chiedendole di essere la mia testimone. Capii di aver scelto, tanti anni prima, la ragazza giusta come mia migliore amica.
«Grazie» ripetei mentre infilava un’estremità della benda sotto la fasciatura, così che questa avesse l’aspetto più ordinato possibile. Quando Mindy si alzò, sollevai il braccio e vidi che quella fasciatura, che temevo stridesse con l’elegante abito da sposa, non era poi così male. Mi ricordava ancor più che, nonostante i miei sforzi e quelli di Lucius per rendere perfetto il giorno del nostro matrimonio e per essere perfetti l’uno per l’altra, non eravamo altro che due anime dannate, la cui unione portava con sé non solo amore profondo, ma anche antiche ferite. C’era una parte di noi da cui avremmo dovuto per sempre stare in guardia. Avrei dovuto per sempre ricordare a me stessa la terribile infanzia di Lucius e comprenderlo se a volte aveva bisogno di starsene un po’ da solo. E Lucius avrebbe per sempre dovuto rassicurarmi sul fatto che non avrebbe permesso al suo lato oscuro di prendere il sopravvento.
Lasciai scivolare le dita lungo la benda, accennando una piccola smorfia di dolore mentre sfioravano la ferita. Lucius avrebbe sfoggiato una fasciatura identica, grazie all’aiuto di Raniero, e avrebbe provato lo stesso tipo di dolore…
«Lo porto fuori?» si offrì Mindy, allungando una mano verso il vassoio.
«No, aspetta» le dissi. «Non ho ancora finito».
«Ah no?» disse Mindy aggrottando la fronte e il tono con cui lo disse mi fece capire che, anche se fino a quel momento era stata un’ottima assistente, una parte di lei avrebbe preferito di gran lunga non vedermi versare dell’altro sangue quella notte.
Ma non avevo scelta, così presi di nuovo in mano il coltello, ma questa volta senza timore, perché sapevo di poter sopportare quel genere di dolore. Poi, con la mano sinistra, tracciai una “X” sul palmo della mia mano destra, tagliando in profondità. Ancora una volta, il sangue iniziò a uscire, così presi l’ultima benda pulita e la strinsi forte in pugno per fermare il flusso del sangue.
«Lucius farà lo stesso sulla sua mano sinistra» spiegai a Mindy che mi guardava in maniera comprensibilmente sconcertata. «Così, quando pronunceremo i voti e ci prenderemo per mano, il nostro sangue si mescolerà».
«Wow…» Ero sicura che Mindy, l’eterna romantica, fosse combattuta tra il pensiero che quello fosse il gesto più bello che avesse mai visto e la convinzione che in esso ci fosse anche qualcosa di profondamente sbagliato.
«Ad alcuni vampiri rimane la cicatrice per tutta l’esistenza» aggiunsi. «Come una fede nuziale che non puoi toglierti».
Ecco perché avevo voluto tagliarmi così profondamente. Volevo qualcosa che mi ricordasse per sempre la notte in cui avevo sposato Lucius. La mia prima cicatrice. Ero certa che Lucius a sua volta si sarebbe procurato una ferita profonda e ampia e che, avendo subito innumerevoli soprusi in passato, sarebbe rimasto impassibile mentre si tagliava il palmo della mano. Mindy non sapeva cosa dire, così le feci cenno che poteva portare via il vassoio – e poteva anche smettere di preoccuparsi perché non avrei più dovuto usare il coltello. «Ho fatto, perciò se non ti crea problemi…»
«Ma certo» disse mettendo il coperchio sul calice. Poi portò via il vassoio, tenendolo in equilibrio su una mano per aprire la porta.
Il servitore, che attendeva in silenzio, glielo prese dalle mani e Mindy richiuse la porta. «E adesso?» chiese attraversando la stanza.
«Adesso aspettiamo» risposi «che qualcuno ci guidi nel posto dove avrà luogo la cerimonia». Ed eccola lì, a dispetto delle rassicurazioni della mamma, l’agitazione che tornava a serrarmi la gola. Da qualche parte, nel castello, i nostri invitati – vampiri e umani – si stavano radunando, e Lucius stava per arrivare…
Chi sarebbe venuto a prendermi qui?
Un altro servitore? Una delle guardie di Lucius?
Non dovetti aspettare tanto per saperlo, perché prima ancora che Mindy potesse decidere se rischiare o meno di spiegazzarsi l’abito sedendosi, qualcuno bussò alla porta e io corsi ad aprire, troppo impaziente e ansiosa per lasciarlo fare alla mia testimone.
Spalancai la porta che dava sul corridoio e vidi che qualcuno si era preparato con cura mentre io celebravo il rito nella mia stanza. Salutai con enorme entusiasmo la mia nuova guida.

Traduzione di Sara Reggiani



















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