The wolf of Wall Street. Il film

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The wolf of Wall Street

datifilm

Titolo: The wolf of Wall Street
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Terence Winter
Genere:
Biografico, Commedia nera, Azione, Drammatico

Durata: 179 minuti
Interpreti: Leonardo DiCaprio: Jordan Belfort; Jonah Hill: Donnie Azoff; Margot Robbie: Naomi Lapaglia; Matthew McConaughey: Mark Hanna

Nelle sale italiane dal: 23 gennaio 2014

Voto

Trailer italiano HD

Trama: Jordan Belfort è un giovane di belle speranze, che vuole sfondare nel dorato mondo di Wall Street. È disposto a tutto, pur di arrivare in alto, fra i pezzi grossi, ma il suo primo giorno di lavoro coincide con il famigerato lunedì nero dell’87, ed è costretto a lasciare il lavoro. Ma non si dà per vinto e decide di fondare una propria società di vendite, la Stratton Oakmont, che gli permette, tramite manipolazioni azionarie e bancarie illegali di farlo diventare milionario a soli 26 anni. Ma l’FBI non tarda a mettersi sulle sue tracce…

Recensioneù

di Mirko De Gasperis

Giunge finalmente anche in Italia, l’ultima fatica di Martin Scorsese, che di “fatica” vera e propria ne ha dovuta aggiungere, oltre a quella per la lavorazione del film, prima di vederlo distribuito. Un braccio di ferro fra lui e la produzione ha fatto slittare di diversi mesi l’uscita di questo The wolf of Wall Street, per contrasti sulla durata della pellicola (battaglia vinta dal regista con le tre ore definitive del film). Già dal trailer l’impressione che si percepiva era quella dello Scorsese che tornava ai temi cari, presenti anche in alcuni lavori precedenti, Quei bravi ragazzi e Casinò su tutti, con il protagonista che affrontava la solita parabola discendente, dopo il successo e l’affermazione, con soldi, donne e droga nel mezzo del percorso. Tutto questo c’è effettivamente, ma stavolta il tono del film sembra spostarsi anche su un’ironia dissacratoria e sarcastica che sembra venare la storia. Spesso si ride per le situazioni grottesche che si trova ad affrontare Belfort, messo a nudo e spesso in ridicolo, in maniera impietosa sotto gli occhi degli spettatori.

Dato l’argomento di stretta attualità (l’ascesa di Belfort è avvenuta nei primi anni ’90, ma sono i broker, la borsa e l’alta finanza l’argomento principale del film) si potrebbe anche discutere della denuncia del film rivolta al mondo di Wall Street, così come si potrebbero fare diversi parallelismi ai film precedenti del regista newyorchese (basti guardare Belfort e gli altri, quasi più simili a dei gangster che non a dei broker, nei loro atteggiamenti). Ma il vero tema, il vero filo portante dell’intera pellicola resta la dipendenza: che si tratti di droga, pasticche, sesso, successo, soldi, non cambia. Jordan Belfort non può fare a meno della creatura che ha messo su e, in più di una scena, sorge il dubbio su chi sia davvero il prodotto di chi, se non sia poi lo stesso Jordan, il vero prodotto della Stratton Oakmont. Senza voler rivelare troppo della trama, la scena nella quale Belfort si ritrova a parlare davanti gli impiegati della Stratton, con tanto di microfono, condensa perfettamente il rapporto che ormai si è instaurato fra lui e il mondo pieno di eccessi nel quale è calato (o sprofondato).

Scorsese si circonda di alcuni fra i suoi fedelissimi, a partire dalla sempre eccezionale Thelma Schoonmaker (in un film concitato come questo, il suo montaggio risulta tanto impeccabile, quanto necessario nella riuscita del prodotto) a Irwin Winkler, produttore di diverse pellicole del regista, da Toro scatenato a Quei bravi ragazzi. Torna anche Leonardo DiCaprio, qui alla sua quinta collaborazione con Scorsese. Non v’è dubbio che la sua interpretazione dia tantissimo al film (è anche produttore esecutivo, a riprova del suo coinvolgimento nel progetto), arrivando anche a superare la sua prova in The Aviator, nel quale aveva (quasi) da solo sorretto l’intero film. In The wolf of Wall Street compie un ulteriore passo, arrivando a rendere credibili alcune scene, anche soltanto con le sfumature della propria voce (è davvero consigliata la visione in lingua originale, con i sottotitoli), scene che sarebbero potuto benissimo diventare ridicole, senza il suo apporto (vedi la scena in aereo, quando Belfort deve raggiungere la Svizzera). Dopo il Golden Globe e il premio della Critica, forse per Leo “Cuore dell’Oceano” è davvero la volta buona dell’ambito Oscar. A contenderglielo, sarà proprio Matthew McConaughey, qui presente in un cameo irresistibile, nel ruolo del mentore di Belfort.

Insomma, come da premessa: chi aveva già messo le mani avanti, prospettando uno Scorsese in vena di ripetersi non ha davvero tutti i torti. Scene nelle quali Belfort-DiCaprio parla allo spettatore, musiche onnipresenti, broker-gangster e via dicendo… ma non si può non dare ragione anche a coloro che avevano previsto una variazione sul tema, con un film che riesce a risultare innovativo, pur percorrendo la solita strada. Nel dubbio, merita senz’altro una visione, per la formidabile interpretazione del protagonista e per la mano del regista, ancora in stato di grazia.

 Curiosità: la vicenda è tratta dalla biografia di Jordan Belfort, realmente esistito, che, dopo la visione del film, ha avuto modo di commentare: «E’ stato scioccante. Ho visto il film con la mia fidanzata la prima volta, e siamo rimasti senza parole. Dovevo fare i conti con la mia vecchia vita. Il libro che ho scritto è stata un’esperienza catartica, ma il film è stato molto di più. Ho letteralmente sudato su alcuni punti…»

– Mirko De Gasperis

 

 

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