THRILLER CORNER # 5 – Odore di chiuso di Marco Malvaldi

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Thriller Corner # 05
Tutti i colori della paura

Odore di chiuso
di

Marco Malvaldi

Ben ritrovati a tutti voi appassionati del thriller. Oggi presentiamo un giallo “che più giallo non si può” e una nuova penna che ha iniziato a collaborare con noi: Elena.

Noi di Thriller Corner siamo lieti di recensire: Odore di chiuso di Marco Malvaldi.

In Odore di chiuso, Malvaldi ha lasciato al momento l’improvvisata squadra investigativa dei vecchietti del BarLume per potersi dedicare a un vero giallo classico, basato su interrogatori, intuizioni e conclusioni deduttive. Ha scelto l’epoca di un’Italia da poco unificata, ancora impastoiata nei particolarismi nobiliari e con riferimenti storico letterari che occhieggiano ironicamente all’oggi; senza abbandonare la sottigliezza umana che gli permette di disegnare ogni personaggio con insolente umorismo, offrendo gallerie di caratteri e situazioni comiche capaci di divertire tanto quanto l’ingegnosità dell’intreccio.

Siamo pronti per “gustare” questo giallo dal sapore tradizionale?

 

Titolo: Odore di Chiuso
Autore:
 Marco Malvaldi
Edito da: Sellerio

Trama: 1511. In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosue Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro e la procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi, grazie alla sua saggezza e alle sue originali letture, a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.

di   Elena Spagnoli

Nel romanzo Odore di chiuso, Pellegrino Artusi veste i panni del detective, oltre che quelli di cuoco. Come sottolinea lo stesso autore, ricorda molto da vicino il Commissario Maigret, sia nella descrizione fisica che in quella del carattere. Entrambi i personaggi sono, appunto, amanti del buon cibo e della riflessione, sono di corporatura massiccia e acuti osservatori del mondo circostante e dei suoi abitanti. L’ambientazione del romanzo è ottocentesca.

La storia si svolge a San Carlo, nella cuore della Maremma toscana. Il conte Alinaro Bonaiuti ha invitato nel suo castello per una battuta di caccia alcuni ospiti, tra i quali il noto gastronomo Pellegrino Artusi. Si tratta di un intero weekend da trascorrere assieme. La prima serata, durante una sontuosa cena, il conte, di ottimo umore, racconta di una grossa vincita ai cavalli, invitando gli ospiti a trasferirsi nella sala da fumo per brindare. Dopo aver spiegato ai suoi ospiti di non poter bere champagne per un sopravvenuto dolore allo stomaco e aver ripiegato su un bicchiere di Porto, il conte ha un malore. Da quel momento in poi si snoda un giallo di impostazione classica con tutti gli elementi a tema: il castello, i delitti, la nobiltà decaduta e non poteva certo mancare il maggiordomo, personaggio chiave di ogni romanzo giallo che si rispetti.

L’ultimo romanzo di Malvaldi, ben intriso di sagace, insolente umorismo, si dipana tra le maglie di un’Italia appena unificata e, dunque, ancora intrappolata nei sistemi e nei favoritismi nobiliari. I riferimenti letterari, soprattutto quelli storici, strizzano l’occhio con molta ironia e un pizzico di sarcasmo alle situazioni della società di oggi.

La crisi del romanzo giallo è dovuta alla
quasi totale scomparsa dei maggiordomi
(Guido Clericetti, Clericettario, 1993)

Odore di chiuso è un giallo tradizionale, condito di interrogatori, intuizioni e conclusioni deduttive, con un plot intrecciato e geniale capace di coinvolgere il lettore fin dalle prime pagine. Una galleria di caratteri e situazioni più o meno comiche, che permettono attraverso attenta lettura di osservare e studiare alcuni fenomeni umani del contesto sociale attuale.

L’autore si è saputo inoltrare bene, e con dovizia di particolari, negli intricati meandri del giallo più canonico, realizzando un progetto che aveva in serbo da tempo: quello di scrivere una “crime novel” tradizionale sulle orme di Sherlock Holmes, il famoso investigatore scaturito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, maestro del giallo deduttivo.

Con un linguaggio semplice, chiaro e garbato, Odore di chiuso esplora le profondità dell’animo umano con evidente attenzione alla ragione, oltre che ai sentimenti. L’autore descrive, con occhio acuto e sagace, la società ottocentesca italiana a l’indomani del passaggio a l’unità nazionale. Parallelismi ironici che vengono raccontati, in punta di penna, attraverso una scrittura piacevole ma al tempo stesso pungente. La prosa di Malvaldi è fresca e leggera, al contempo accattivante e piena di spunti di riflessione.

La Maremma del libro dello scrittore toscano ricorda molto la brughiera inglese.

I protagonisti sono ben delineati e resi ancor più interessanti da una punta di sarcasmo. L’autore, approfittando del fatto che il protagonista è il grande gastronomo Pellegrino Artusi, regala pagine di dettagliate (oltre che prelibate) ricette. La cuoca del castello prepara manicaretti, la cui realizzazione viene descritta con dovizia di particolari e seguita passo passo dall’impeccabile Artusi, il quale dispensa aiuti e suggerisce percorsi gastronomici, da come preparare un pasticcio di tonno fino a come fare al brodo di fagiano per chi è ammalato.

Odore di chiuso è, in definitiva, un romanzo dal taglio efficace e deciso, scritto con stile curato e di facile comprensione, seguendo il filo di una certa arguzia letteraria e scientifica, visto che Malvaldi è chimico di professione. Una scienza letteraria quindi, intensa e senza troppi fronzoli.

Segnalo inoltre la versione audiolibro resa particolarmente realistica da una straordinaria caratterizzazione di Alessandro Benvenuti.

Un bel romanzo, un giallo alla Agatha Christie, semplice, spassoso e provocatorio. Una prova audace, consigliata a tutti coloro che adorano il vintage, il buon cibo e il thè delle cinque del pomeriggio… of course. Buona lettura.

La vita ha spesso una trama pessima.
Preferisco di gran lunga i miei romanzi.
(Agatha Christie)

VOTO:

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Marco Malvaldi, autore pisano, si definisce un tipo eclettico e “uno che sa fare male parecchie cose”. Si dice ispirato da Wodehouse e Guareschi, ma anche da Federico Sardelli ed Ettore Borzacchini, due umoristi livornesi non molto conosciuti al di fuori della Toscana. Le storie di questo scrittore nascono dalla voglia di rappresentare storie umane in modo efficace e divertente. La sua narrativa risente dell’influsso di tanti autori famosi e importanti, da Shakespeare a Dante, da Gozzano a Heinrich Boll, nonché del suo scrittore preferito in assoluto, Primo Levi. Pubblica per Sellerio, nella collana La Memoria, Odore di chiuso, dopo aver pubblicato per loro i tre romanzi della serie I delitti del Barlume: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008) e Il Re dei giochi.

 

 

Edit by Simog
Riediting by CriCra

 

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