Un eroe è interessante quanto il suo antagonista

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Dietro la penna

Un eroe è interessante quanto il suo antagonista

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’antagonista di una storia è colui che agisce. Compito dell’eroe è contrastare le sue azioni, che sono caratterizzate da una mancanza di considerazione per la volontà e i bisogni degli altri. L’eroe si oppone alle azioni del malvagio, affronta il male, mette i bastoni fra le ruote all’antagonista, ma raramente è il motore primo dell’azione. Dopotutto, se non ci fosse il male, a che servirebbero gli eroi? E per essere tale, il male deve agire; altrimenti è solo male in potenza e non è granché come spunto per una storia.

Pensate al vostro supereroe preferito. Cosa farebbe tutto il giorno se non ci fossero i criminali? Appunto. Dunque, la caratteristica principale di un buon antagonista è la volontà: il personaggio fa qualcosa perché i suoi desideri lo spingono in quella direzione e, nel farlo, entra in contrasto con l’eroe. Al quale, senza un malvagio da affrontare, non resterebbe altro da fare che girarsi i pollici.

L’antagonista migliore è quello con cui il lettore può identificarsi almeno in parte, il che conduce a un dubbio: per chi tifare? Per l’eroe, che è il protagonista, o per il suo avversario, che in fondo gli assomiglia tanto? Questo non significa che l’eroe debba essere spregevole o insignificante (stare dalla parte dell’antagonista solo perché il protagonista fa schifo è una pessima esperienza per un lettore), ma che il cattivo deve essere ben caratterizzato.

Un buon antagonista è un personaggio le cui motivazioni siano comprensibile e persino condivisibili, ma che per metterle in atto sfrutta mezzi assolutamente sbagliati; è quest’ultimo dettaglio che lo rende, appunto, l’antagonista e non l’eroe della storia. A pensarci bene, Darth Vader non voleva altro che riunirsi con suo figlio, Gollum qualcosa di prezioso tutto per sé e il Satana di Milton essere amato; ma i modi in cui hanno perseguito i loro (umanissimi) desideri li hanno resi dei malvagi. Gli antagonisti migliori sono personaggi dal sapore tragico, che nonostante stiano dalla parte sbagliata riescono a essere emozionanti e coinvolgenti. Per questo è fondamentale che abbiano una motivazione sensata: la pazzia e la psicopatia fini a se stesse, salvo rare eccezioni, tendono a produrre cattivi squallidi, piatti, che non suscitano la minima empatia. Il Joker di Nolan non è semplicemente un folle criminale: è anche un uomo il cui scopo è mettere a nudo l’ipocrisia delle convenzioni sociali. Questa e altre sue caratteristiche (l’intelligenza, la spregiudicatezza e la battuta pronta) lo hanno reso uno degli antagonisti di maggior successo della storia cinematografica recente.

Alice e la Regina di Cuori
Protagonista e Antagonista perfetti.

Riassumendo, per creare un buon antagonista è necessario (ma non sufficiente) rispondere a una serie di domande:

– Cosa lo spinge ad agire e in che modo i suoi scopi sono in contrasto con quelli dell’eroe?

– Cosa, nelle sue motivazioni, è in grado di suscitare identificazione da parte dello spettatore?

– In che modo i suoi metodi non sono assolutamente condivisibili? In altre parole, cosa fa di lui un cattivo e non il protagonista della storia?

Come sempre, seguire queste regole non garantisce la pubblicazione o il successo, ma è senz’altro un primo passo sulla strada giusta.

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0 risposte a “Un eroe è interessante quanto il suo antagonista”

  1. […] Come personaggio secondario, il Capo può essere sia un aiutante del protagonista che un ostacolo o persino un antagonista (la differenza fra ostacolo e antagonista sta nel fatto che, nel primo caso, il personaggio ha un peso drammatico molto minore e non necessita di troppo approfondimento, mentre nel secondo ha un ruolo importantissimo di cui abbiamo già parlato qui). […]

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