Un luogo a cui tornare

di Fioly Bocca

Titolo: Un luogo a cui tornare
Autore: Fioly Bocca
Edito da: Giunti
Genere: Narrativa
Pagine: 240 p. || Prezzo: 12,90€ book – 6,99€ ebook

Trama dell’editore:
“Sempre così, ogni volta la stessa storia” pensa con rabbia Argea mentre guida veloce per le strade battute da una pioggia torrenziale. Le lacrime che le offuscano la vista, la musica alta, il movimento ipnotico dei tergicristalli. Poi, all’improvviso, una sagoma scura le si para davanti. Argea si risveglia in ospedale, accanto a lei c’è Gualtiero, il suo fidanzato, lo stesso che quella sera le ha dato buca per l’ennesima volta. Via via che la mente si snebbia, si fanno largo i sensi di colpa: ha investito un passante? Lo ha travolto con la sua auto? Solo qualche stanza più in là, nel reparto di terapia intensiva, Zeligo è in coma. Le uniche cose che ha con sé sono una carta di identità scaduta e la foto di un bambino. L’ispettore dice che si tratta di un rifugiato bosniaco, un senzatetto, probabilmente ubriaco. Nessuno viene mai a trovarlo. Spinta dai rimorsi e dall’inquietudine per una vita che non la soddisfa del tutto, Argea comincia a fare visita a Zeligo e, quando l’uomo finalmente si risveglia, scopre la sua straziante storia. È così che viene a contatto con un mondo sommerso, doloroso ma anche libero da ogni vincolo, che la attrae e la spaventa al tempo stesso. Determinata ad aiutare Zeligo, Argea non sa ancora che, proprio come hanno predetto i tarocchi, grazie a questo incontro tutto nella sua vita è destinato a cambiare.

Recensione

di MissMarilux

Un luogo a cui tornare è il nuovo romanzo della promettente scrittrice Fioly Bocca. Prima di tutto, come già fatto in altre occasioni intendo immediatamente ringraziare la Giunti per la copia omaggio del romanzo. Richiesta ed arrivata in pochissimi giorni! Su questo sono i migliori! Detto ciò addentriamoci nel libro.

Sono ignorante ma non conoscevo questa autrice. Fra alcuni libri proposti ho letto la quarta di copertina e mi sono sentita attratta dalla storia ed anche un poco dalla copertina, lo so non sono motivi profondissimi per scegliere un volume, ma ogni tanto mi piace rischiare per vedere cosa mi ritrovo fra le mani. Effetto sorpresa.

Inizialmente, per le prime 80 pagine circa, il volume non mi ha preso più di tanto. Quando Argea, la nostra eroina, racconta attraverso dei flashback, la sua storia con Gualtiero, mi sono un po’ annoiata. Non capivo bene dove la scrittrice volesse andare a parare e la cosa mi destabilizzava parecchio. Ma tolto questo primo ostacolo, la storia ha iniziato a prendere una forma ben precisa; uno squarcio di vita sull’incontro di Argea con Zeligo, un profugo bosniaco.

Argea per una sua distrazione investe e quasi uccide il senza tetto. Spinta dai rimorsi lo va a trovare ciclicamente in clinica ed il romanzo si basa su questo, sul sentimento di amicizia e rispetto che a poco a poco nasce fra i due. L’uno è in qualche modo la metà della mela dell’altro, ma non nel senso romantico del termine, non vi è altro oltre una sana amicizia, rappresentano entrambi la svolta, anche se nascente da un momento assolutamente negativo. Argea è una donna all’apparenza brillante, una bella carriera da giornalista e scrittrice, ricca ed ammirata, innamorata di Gualtiero, anche egli giornalista rampante, ricco ed intelligente, all’apparenza una relazione perfetta; in realtà l’incidente sveglierà Argea dal sonno in cui era sprofondata e le farà capire che fino ad ora si era semplicemente accontentata.

Zeligo è un profugo arrivato in Italia non sappiamo come. Trova lavoro e si innamora perdutamente di una donna di nome Wanda; è felice ed hanno un figlio, ma la vita non si programma e Wanda muore lasciando l’uomo solo con il figlio. Perde il lavoro, affida il bimbo alla zia materna e per vergogna, paura e timore, finisce sotto i ponti. Non lo ha deciso lui, ma la vita. Si arrende fino al momento dell’incidente. Argea sceglie di “pulirsi” la coscienza aiutandolo, ma finisce per voler bene davvero a questo uomo e quindi agisce per puro spirito di amore, di bontà umana. Sentimenti troppo spesso dimenticati.

Forse la stessa protagonista non comprende immediatamente ciò, ma ci arriva alla fine; lo capisce il lettore, leggendo la nuova scelta lavorativa di Argea. Zeligo invece, grazie alla donna riesce dove aveva fallito prima: riprende la vita in mano, trova lavoro e poi una sistemazione… può tornare a fare il padre.

La Bocca è come se ci dicesse “guardate un po’, un pelo di gentilezza in più, un poco di accortezza e forse, potremmo tutti stare bene ed essere felici, no?”.

Quanto alla struttura del romanzo, gli eventi sono semplici, la linea narrativa, tolti i primi flashback iniziali, è dritta. Tecnicamente un libro molto facile da leggere. Invece per i contenuti non lo è. Un luogo a cui tornare è una lunga riflessione su ciò che siamo, su ciò che siamo stati e su ciò che potremmo essere. Sulla felicità e sulle cose che abbiamo dalla vita.  Non è un libro filosofico ma in certi momenti ci va vicino, sembra quasi che l’autrice si ponga delle domande per poi porgerle a noi lettori, come già vi accennavo su prima. Spinge a riflessioni profonde, non è un volume che si dimentica, ci costringe a capire ed a pensare, un peccato in questo secolo buio. Lo stesso stile dell’autrice non è semplicissimo, a volte le frasi vanno rilette due o tre volte per comprendere fino in fondo il sapore di quelle parole scritte.

Come già accennato, a fine libro troviamo una Argea che ha cambiato vita, lavora in un campo profughi, quelli che vediamo nei tg, dove le nostre forze dell’ordine, le onlus ed i volontari tirano fuori uomini, donne e bambini da fatiscenti barconi. Cercano di aiutarli, tentato di piantare e far crescere i germogli in una terra di cuoio, come dice la Bocca. È un passaggio dolorosissimo e reale. Se Zeligo con la sua vita da senza tetto ci ha toccato l’anima, le poche scene finali ci spezzano il cuore.
Noi siamo felici, con un tetto sulla testa, un piatto caldo sul tavolo e pieni di vizi. Ma non abbiamo alcun merito per questo. Potremmo finire per errore come Zeligo, perché la vita si mette storta ed ecco qua. O potevamo finire nell’estrazione sbagliata della roulette della vita, scappare dalle bombe in Siria, finire su un barcone, approdare in una terra che non ti vuole ma essere comunque felici, perché alla morte si preferisce l’incertezza.

Arrivando alla fine della recensione, ancora non riesco a dire che “si il libro mi è piaciuto”, non lo so; ma so che mi ha toccato come non mai, come fanno pochissimi volumi. Mi ha fatto piangere, sentire una merda, sentire fortunata, sentire triste. Insomma mi ha toccato, punto.

Quindi si, ve lo consiglio caldamente, leggetelo ed aprite mente e cuore; e se avete amici o parenti idioti, quelli che quando vedono un barbone girano la faccia dall’altra parte, quelli che credono che vadano cacciati per il decoro urbano, quelli che credono siano tutti ubriaconi nulla facenti, quelli che credono che i profughi sulle navi vengano qui perché sono pigri e non hanno niente da fare nel loro paese, vengono a rubarci il lavoro, a scroccare il wi-fi e stuprare le nostre donne, beh se frequentate gente cosi, regalate loro questo libro, e torturateli fino alla morte affinché lo leggano, magari qualcuno capirà che non ha alcun merito di avere una vita dignitosa e si farà un po’ più schifo da solo poi.

 

Voto:

Fioly Bocca vive sulle colline del Monferrato ed è madre di due figli. Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Torino, si è specializzata con un corso in redazione editoriale. Ovunque tu sarai, il suo romanzo d’esordio nel 2015, è stato un grande successo del passaparola, cui ha seguito L’emozione in ogni passo. I diritti di traduzione dei suoi romanzi sono stati venduti in Germania, Francia, Norvegia, Olanda e Turchia.

Salve! Mi chiamo Maria Laura ma per voi e i miei amici sono Mary :) Mi piace leggere romanzi fantasy, rosa e spaziare (ogni tanto) in tutti i restanti generi. Adoro la musica! E le biografie dei miei artisti preferiti. Come recensionista cerco sempre di essere onesta, corretta ed educata. Se un libro non mi piace meglio dirlo con un sorriso, no? :D