Utopia – Telefilm

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Utopia


Un gruppo di iscritti ad un forum decide di incontrarsi, dopo che uno di loro afferma di possedere il seguito di “The Utopia Experiments”, un fumetto tanto misterioso, quanto profetico. Ma quando il possessore viene ucciso, per gli altri iscritti, venuti in possesso di quella copia, comincia una fuga disperata dall’associazione The Network e dai suoi temibili scagnozzi. Chi è Mister Rabbit, a cui fa capo l’associazione? E dov’è Jessica Hyde?

DatiTelefilm

Titolo Originale: Utopia
Ideatore: Dennis Kelly
Genere: Cospirazione, Drammatico.
Stagioni: 2 stagioni.
Puntate per stagione: 6
Durata singola puntata: 48-60 minuti
Telefilm: Concluso (?)*
Paese: Gran Bretagna
Rete britannica: Channel 4
Rete Italiana: Inedita
Lingua Originale: Inglese

Voto

Recensioneù
di Mirko De Gasperis

Utopia, serie tv britannica, creata da Dennis Kelly, presenta il risaputo tema del complottismo, ma lo fa in una maniera talmente originale e spiazzante da meritare un elogio, anche solo per questo motivo. Basterebbe questo aspetto. Ma Utopia non si accontenta di questo e, fin dalla prima scena della prima puntata, si intuisce la sua volontà di volare alto, di infrangere i tabù e tutte le regole di serie meno coraggiose e più “inquadrate”, andando a generare nello spettatore un sano shock positivo, la consapevolezza che sta vedendo qualcosa di nuovo. Se cercate una serie rassicurante, allora Utopia non fa per voi. I personaggi stessi, a partire dai “buoni”, sono talmente bizzarri (Weird è il termine inglese più calzante) e anti-eroici da non dare alcun conforto o identificazione nello spettatore, a parte lo stesso spaesamento per la vicenda che li travolge. Oltre a tutto ciò, Utopia presenta una fotografia come non se ne sono mai viste, incurante nel suo esasperare i colori (il giallo e il verde brillante colpiscono gli occhi come dei veri schiaffi). La colonna sonora non ha un momento di riflessione, anzi sembra sincopata e bercia senza ritegno, come se avessimo di fronte una situazione divertente, anche se stiamo assistendo a una sparatoria in una scuola o una scena di tortura.

Se tutto si fermasse qui, Utopia potrebbe essere classificata come la classica serie che punta a fare pubblico più sullo shockare lo spettatore, per far parlare di sé. Ma l’aspetto che fa passare Utopia di livello, da semplice provocazione a una delle serie più interessanti degli ultimi anni, è la consapevolezza di sé, la consapevolezza che tutti i vari aspetti della trama e del comparto tecnico vanno verso una decisione precisa, hanno uno scopo. Se lo spettatore supera i primi momenti stranianti della prima puntata e va avanti, realizza di trovarsi verso una serie che, sì, non risparmia nulla, ma dove ogni singola scena, anche la più sconclusionata, ha un suo perché, un suo motivo di esistere. La provocazione c’è (pare che la serie abbia collezionato almeno una quarantina di denunce), ma non è mai gratuita. E man mano che lo spettatore segue la trama complicata (ma comprensibile) del complotto architettato da The Network, si ritrova stretto in quello strano mondo, che appena qualche puntata prima guardava con stupore e forse poco coinvolgimento. La serie stessa diventa uno stato d’animo, un luogo dove l’humor nero e la tragedia vanno a braccetto, in pieno stile british.

La prima serie segue le azioni di Ian, Becky, Wilson e Grant, vittime braccate dagli agenti Arby e Lee e dalle macchinazioni ordite da The Network, capace di muovere come burattini politici, istituzioni internazionali, come nella migliore tradizione cospirativa. La seconda comincia con una prima puntata a dir poco esplosiva, una spiegazione di tutte le cause che hanno portato alla creazione di The Network. Una stagione che riparte da Roma, negli anni ’70 (sì, avete letto bene!) e si riallaccia alla prima stagione, seguendo le (dis)avventure dei vari personaggi, che pensavano di poter cambiare vita.

Una serie che meriterebbe di andare avanti anche solo per il coraggio che mostra nella trama (e infatti, a quanto pare, in America faranno l’inevitabile adattamento) e la capacità di creare dei colpi di scena clamorosi e mai tirati per i capelli, anzi tutti giustificati dalla storia. (*)Quindi, resta l’amaro in bocca nell’apprendere che, per cause ignote al momento, la serie non sembra in procinto di ripartire per una terza stagione. E già in rete si sprecano gruppi e profili sociali sorti per protestare sulla decisione. Sarebbe un peccato privare una delle serie più interessanti del momento, già diventata un cult, quantomeno di un degno finale.

 

Info e Curiosità

Senza voler svelare troppo, nella puntata di apertura della seconda stagione di Utopia si accenna alla morte di Aldo Moro e a quello del giornalista Mino Pecorelli, entrambi avvenuti negli anni ’70 a Roma. Che c’entri The Network anche stavolta?

trailer

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