Via dalla pazza folla. Il film

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le pellicole che – dicono – stanno sbancando al botteghino

Via dalla pazza folla

 

Titolo: “Far from the madding crowd
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: David Nichols
Genere: melodramma
Durata: 120 minuti
Interpreti: Carey Mulligan: Bathsheba Everdene
Matthias Schoenaerts: Gabriel Oak
Tom Sturridge: Frank Troy
Michael Sheen: William Boldwood

Data di uscita: 17 settembre 2015

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Trama: Trasposizione dell’omonimo romanzo di Thomas Hardy, un classico della letteratura inglese.

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Recensioneùdi Jacopo Giunchi

Fa sempre piacere veder portare sul grande schermo un classico della letteratura e questa volta tocca a Via dalla pazza folla, un’opera minore di Hardy che giunge al suo terzo adattamento cinematografico. Si tratta di un film, che, pur avendo poco di eccezionale, fa il suo dovere e riesce a farci assaporare le bucoliche atmosfere del Wessex.

Per amor di completezza, ho letto anche il romanzo: un libro placido, fatto di descrizioni poetiche alternate a repentine ellissi che restituiscono il clima disteso e contemplativo della vita campagnola. Bathsheba Everdene, una ragazza di umili condizioni, rifiuta la proposta di matrimonio del vicino Gabriel Oak, un pastore benestante. Poco dopo, la loro posizione sociale cambia drasticamente, in quanto Bathsheba eredita una tenuta, mentre Oak perde il suo gregge e finisce a lavorare per lei. A complicare la faccenda arrivano nuovi spasimanti a turbare il cuore della novella fittavola.

Il film non nasconde la sua vocazione melodrammatica, esordendo subito con impetuose galoppate nella campagna inglese, accompagnate dal suono dei violini. Come accade anche nella prosa di Hardy, spesso i dialoghi vengono evitati per far parlare le immagini: di giorno assistiamo a rigogliosi quadri rurali, creati con grande cura e con la giusta palette cromatica, di notte viene utilizzato un effetto molto artistico in cui le silhouette nere dei personaggi si stagliano su uno sfondo blu. Le inquadrature ricercano con insistenza la composizione geometrica; questo, da un lato valorizza la pellicola, ma dall’altro ne compromette la verosimiglianza.

Gabriel Oak è interpretato da Matthias Schoenaerts, uno dei più promettenti volti maschili,che sta vivendo un momento di rapida ascesa professionale, dopo aver inanellato una serie di ottime performance (Un sapore di ruggine e ossa, Bullhead, Suite Francese). Forse un po’ troppo fascinoso per incarnare il mite pastore di cui leggiamo nel romanzo, ma la sua figura e il suo portamento esprimono egregiamente la forza e la rettitudine del personaggio. Per il ruolo di Bathsheba Everdene è stata invece scelta Carey Mulligan, già avezza a film in costume come Orgoglio e Pregiudizio e Il grande Gatsby. La sua interpretazione pecca forse  in seriosità, enfatizzando il carattere risoluto e trascurando la componente frivola del complesso personaggio di Hardy.

Via dalla pazza folla, infondo, è la storia di una donna privilegiata, libera di poter scegliere il propio destino in un’epoca in cui di norma ciò era concesso solo agli uomini. Bathsheba è bella, istruita, possiede più di quanto avesse potuto mai sperare e dimostra di poter gestire i propri affari. Si trova così nella singolare condizione di scegliere se sposarsi e, nel caso, con chi. La sua figura è il perno attorno a cui ruota tutta la storia e le figure maschili sono definite solo in base alla funzione che hanno, o potrebbero avere, nella sua vita: la ricchezza del fittavolo Boldwood, la stabilità del pastore Oak e la passione del sergente Troy. Il lungometraggio ci rende partecipi di dubbi, decisioni e pentimenti di Bathsheba, il cui cangiante stato emozionale è descritto attraverso invadenti primi piani in cui pare quasi di poterle leggere nel pensiero.

Tra le note dolenti, un momento canoro della Mulligan davvero troppo artefatto e lo scarso spazio riservato ai personaggi secondari, che hanno l’unica funzione di dare un tocco popolaresco all’ambientazione. Tutto sommato un adattamento fedele, sebbene avvicinandosi al finale tenda a semplificare e omettere qualche informazione. Non è un film imperdibile, ma chi ha letto il libro gradirà sicuramente vedere incarnati Bathsheba e compagni.

 

Jacopo Giunchi

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